Penso che per capire come sia nato un film come The Revenant, sia necessario capire innanzitutto come lavora Iñárritu, cosa frulla nel cervello del messicano. Iñárritu è un bambino capriccioso ma estremamente talentuoso. Iñárritu è quello che si permette di sottoporre la troupe e gli attori a temperature assurde e a riprese estremamente impegnative dal punto di vista psico-fisico senza accettare nè “se”, nè “ma”. Iñárritu è quello che è stato gonfiato come una zampogna da Tom Hardy sul set per questo motivo (giustamente). Iñárritu è quello che in pieno delirio d’onnipotenza ha dichiarato che i suoi film sono così perfetti che dovrebbero essere proiettati in un tempio. Riassumendo, torno a dire quello che ho premesso: Iñárritu è il bambino viziato e capriccioso che, per la sfiga degli altri marmocchi, è anche geniale e originale.

Il suo ego smisurato e le sue ambizioni gli permettono di tirare fuori dal cilindro cose come Babel Birdman, cose che non solo dimostrano che è un regista estremamente versatile, ma anche che riesce a prendere dei pezzi di roccia all’apparenza semplicissimi e a trasformarli in statuine di quarzo e rubino, di quelle che i ricconi collezionano in file ordinate sulle mensole del lovo pvestigioso studio. Così è nato anche The Revenant. Ispirato ad una storia vera, con dialoghi scarnissimi e personaggi scarnificatissimi (ba dum tssss) e ambientato ai tempi in cui era ancora socialmente accettato l’omicidio per appropriarsi di un bene altrui. Paradossalmente, il folle messicano è riuscito a non far pesare agli spettatori gli scambi dei protagonisti formati al 75% da “HMMMM” e “UUUUUGH”. Probabilmente l’attenzione viene catturata principalmente dai piani sequenza completamente girati con la luce naturale del gelido Canada. Con un responsabile della fotografia come Emmanuel Lubezki (lo stesso di Gravity, Birdman, Lemony Snicket, Sleepy Hollow), in effetti, si è già 10 passi avanti.

Dopo questa premessa piena di cattiveria pura verso Iñárritu che mi varrà il soprannome di burritofobica, direi che posso continuare a tessere le lodi del suo ultimo film. Volevo intanto elogiare DiCaprio ed esprimere la mia solidarietà in anticipo in quanto temo l’Oscar andrà al bastone con cui si accompagna per mezzo film o all’orso in CGI. Il ruolo di cacciatore di pelli-sbranato da un orso-abbandonato dai compagni-assetato di vendetta gli si addice e devo riconoscere che la preparazione fisica degli attori deve essere stata parecchio tosta. C’è poi da dire che non si va a vedere un film così per la trama (interessante ma molto semplice), anche perché la storia del trapper Hugh Glass si trova anche su Wikipedia. Un film così si va a vedere per rifarsi gli occhi con delle riprese veramente belle e studiate nei minimi dettagli, ci si va sperando che da quella poltrona del cinema ci si riesca ad immedesimare nei protagonisti, ci si va augurandosi che uno “sborone” come Iñárritu riesca ancora una volta a puntare incredibilmente in alto e a fare centro.

Ovviamente non è un film perfetto. Sinceramente l’ho trovato molto lento, 120 minuti bastavano e avanzavano, quasi 160 minuti di una pellicola di questo tipo sono pesanti. Si poteva tagliare qualche piano sequenza, anche perché alcune riprese si ripetono più volte allo stesso modo e questo contribuisce alla pesantezza percepita dopo la prima ora e mezza. Inoltre, non metto in dubbio che Glass fosse fighissimo e tostissimo, ma con l’interpretazione di DiCaprio si è un po’ esagerato, il protagonista sembra praticamente immortale. Ma forse quella è solo invidia. Tornando a casa dal cinema, io e i miei fedeli accompagnatori siamo rimasti 15 secondi senza riscaldamento in macchina e ci stavamo già lamentando. Ecco che oltre a riempirmi gli occhi di belle cose, The Revenant mi ha fatto capire che al giorno d’oggi siamo veramente solidi e di qualità come la carriera di Adam Sandler. Tipo a livello 0, quindi…

Che dire ancora? Questa recensione è un po’ come il film: tante parole ed effetti speciali intorno ad uno scheletro di vetro sottilissimo e scarnissimo. Credo asseconderò questa sensazione postando delle foto piene di gentilezza canadese qui sotto. E poi se proprio non vi piace, prenderemo per il culo Leo e torneremo tutti amici. Viva le buone tradizioni.

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