Cinema_apollo_ferraraProtagonista della nostra storia è il prezioso cinema ferrarese, l’Apollo, insieme ad altri cinema\monosala che, insieme ad esso, accolgono i cittadini (e non) di tutte le età. Nel 2004 però, appare  sullo scenario il suo antagonista: l’apertura del multisala UCI Cinemas crea scompiglio in tutto il regno estense. Collocato nel centro commerciale Darsena City, e con le sue dieci sale, l’UCI si abbatte sugli storici cinema del centro che entrano in crisi: il Rivoli, il Ristori, il Manzoni, l’Embassy e l’Alexander saranno tutti costretti, chi prima chi poi, a chiudere i battenti e riporre le pellicole nel baule del passato. L’Apollo, fondamento di Ferrara e della sua storia, resiste grazie alla gestione Arci, ma il divorzio forzato è alle porte: la progressiva diminuzione degli spettatori e l’incombente obbligo di digitalizzazione, portano alla cessata attività dell’Apollo, il 20 giugno del 2013, con successiva vendita dell’intero impianto.

Quando il cinema più amato della città chiude, la città comincia ad agitarsi e, Via del Carbone, si riempie di post-it e biglietti che implorano la sua riapertura.

A questo punto mi chiedo: ma se l’Apollo è davvero così importante per la città e i suoi abitanti, come mai una delle cause del suo declino è stata proprio la mancanza di spettatori? Chi sono gli spettatori del multisala in Via Darsena? Questo multisala è davvero così odiato come tutti sostengono? E infine, chi ama (e frequenta effettivamente)  il tanto venerato cinema Apollo?

Ho cercato di far luce sulla questione.

Il cinema Apollo è una vera e propria istituzione qui a Ferrara, ha visto passare ben 92 anni fino ad oggi, della storia della città; alcuni lo definiscono patrimonio culturale. La maggior parte delle persone a cui chiedo, mi conferma quanto ho appena riportato: le due categorie che sembrano più legate a questo cinema, sono gli studenti e gli over 50. Ma va fatta una precisazione: tra gli studenti intervistati, più della metà mi rispondono che il cinema Apollo rappresenta un fondamentale punto di riferimento per la città. Quando la paura della sua chiusura sembrava concretizzarsi, un numero impensabile di giovani ha sostenuto la campagna “Salviamo l’Apollo”; tra di essi, numerosi rimandi al pezzo di pizza preso di fronte al cinema prima dello spettacolo, al legame con il cinema portato avanti fin dall’infanzia con i genitori. Tra questi, alcuni ragazzi ci tenevano ad evidenziare quella che è la programmazione: cinema d’autore  affiancato dalle ultime uscite, rendevano l’Apollo un cinema completo, ma allo stesso tempo sempre attento alla cura nella scelta dei film, più accurata e sensibile. D’altro canto, la restante parte dei giovani, prevalentemente universitari, spinge sul fatto che l’Apollo è in centro, e che questo sia il suo vero punto di forza; rappresenta poi un punto di incontro e di riunione  per questi ragazzi, principalmente nel periodo invernale, quando una coltre di nebbia ricopre la città e le serate gelide rendono meno allettanti i pit-stop ai vari bar del centro, a favore del calore della sala cinematografica.

Per quanto riguarda gli over 50 e altri gentili signori e signore avanti con l’età, per molti di loro, la domenica all’ Apollo era una tradizione: facilmente raggiungibile è la preda più appetibile per questa categoria, che disdegna le fredde sale del Darsena, preferendo la gentile accoglienza del personale addetto, il profumo antico delle sale e il calore familiare che pare abbia conquistato tutti gli intervistati.

Tuttavia, non va trascurato il dato della vendita del cinema Apollo, che ha suscitato non poche polemiche, anzi ha provocato una vera e propria insurrezione cittadina: le trattative si sono concluse con il subentro nella gestione del cinema della società Cinepark srl. Quest’ultima  garantisce il rispetto dell’identità del cinema, vincolata tra l’altro, dalla destinazione d’uso della sale; l’insegna dell’Apollo sarà integrata con quella della nuova gestione, nuovi colori agli intonaci e in più, l’accostamento del cinema d’autore a pellicole più commerciali, che possano far leva sull’interesse della famiglie. Questa deviazione nella programmazione ha suscitato ancora una volta alcune critiche.

Darsena_city_ferrara_uci_cinema

Non va sottovalutata poi, una parte seppur marginale della città, che frequenta anche la Sala Boldini, orientata per lo più verso il cinema d’essai. Una parte residuale rimpiange ancora l’ormai trapassato cinema Manzoni e L’Embassy.

Accanto ai fautori di apollo&co, una parte non così irrilevante, soprattutto di giovani tra i 20 e 35, preferisce il multisala Darsena. Le motivazioni principali sono la modernità delle sale, la vasta scelta di film proiettati nelle dieci sale; poi la migliore qualità di audio e video (sebbene da alcuni non avvertita), l’aria condizionata, il dolby surround, il parcheggio coperto e gli ascensori; il fatto che si trovi in un complesso commerciale, dà la possibilità di combinare la serata cinema con ulteriori attività come il rifornimento allo SPAR, lo shopping e, nondimeno, numerosi angoli per rifocillarsi prima o dopo il film; infine, la SKIN ucicard, carta fedeltà che permette di ottenere biglietti omaggio e consumazioni tramite raccolta punti.

D’altra parte però, questo tanto discusso multisala, è anche oggetto di critiche da parte dei fautori del monosala e degli affezionati al cinema cittadino, l’Apollo. L’UCI Cinemas è stato definito una “catapecchia”, attacco diretto alla struttura ritenuta fatiscente e asettica; gli abbonamenti risultano convenienti, ma non abbastanza flessibili, inoltre è criticata la maggior cura dello spaccio di snacks e popcorn affogate nel cioccolato o nel caramello, rispetto alla cura nella scelta della programmazione e a tal proposito riporto il commento di una ragazza che rassegnata alla rivoluzione dei multisala, afferma: “Io al cinema ci andavo per vedere il film, non per mangiare i popcorn, bere la Coca-Cola gigante, parlare, ruttare, disturbare, rispondere al telefonino; ma mi adeguo, resto a casa e guardo i film in dvd. Mi dispiace aver perso il piacere della grande sala, purtroppo quell’atmosfera non esiste più. Inutile cercarla o rimpiangerla”.

Ritengo questa testimonianza, seppure triste, abbastanza veritiera. Non nascondo di essere stata per due volte all’UCI Cinemas, ma il paragone con l’Apollo non regge. Seguite il mio ragionamento:

i film rappresentano una forma d’arte e la sala cinematografica è il luogo per conoscerla ed apprezzarla. Andando al Darsena ho avuto l’impressione di andare a comprare un film, allo stesso modo come se stessi comprando un computer o una mela. Entrando nel centro commerciale ho avuto l’impressione di comprare un pezzo di arte, che mi veniva venduta alla stregua di un trancio di pizza. Non vi sembra che vi sia una degradazione del concetto stesso di arte?

Agli spettatori l’ardua sentenza.