Maurizio Musacchi è nato a Ferrara il 20 aprile 1940. Sfollato ad Aguscello, alla fine della Guerra, torna a Ferrara nel Quartiere San Benedetto, e ci sta per più di vent’anni.
Suo padre aveva un negozio di riparazione e deposito biciclette al n. 62 nello stesso caseggiato. Tra le cose suo padre era anche un arbitro e portava suo figlio Maurizio a seguire tutte le partite della SPAL dove ne diventa una grande tifoso fin dalla giovanissima età.

Non mi sono perso nessuna festa, neanche l’ultima, la più bella. La premiazione in Serie A.

Per concause della Guerra, (mancanza d’un banale antibiotico, impossibile da reperire per la povera gente di quei tempi), sua mamma muore a 33 anni lasciando un giovane marito-padre, Maurizio e la sua giovanissima sorella.
Lasci gli studi per aiutare suo padre semi disoccupato che fatica a portare avanti l’attività. Lo farà per 12 anni circa.

Anni di diversi lavori, fino al militare: pilota carro armato. Un anno e mezzo inutile, vissuto molto male. Sei mesi in Meridione quasi un anno ad Aviano presso Pordenone. Finito il militare, si sposa con Franca e si trasferiscono a Ventimiglia, in Riviera.

Avvicinandosi ai cinquant’anni, realizza di non dover fare l’autista per sempre. Coglie l’occasione di venir trasferito nel Provveditorato Agli Studi di Ferrara, in qualità d’impiegato, dove rimarrà fino alla pensione.

Per quasi vent’anni è “Servo di scena” al Teatro Comunale di Ferrara, dove conosce personalmente tantissimi artisti: cantanti lirici, ballerini attori di cinema e teatro. Spesso fa la comparsa in commedie e perfino opere
liriche.


“Alcune colleghe, ex insegnanti, apprezzano la mia fantasia e prolificità nello scrivere. Realizzo poesie, “zirudèle”, racconti ironici e altro, specialmente in occasione di feste di compleanno, pensionamenti o altro.
Scrivo, quasi per gioco, un raccontino, (“ E io faccio Carapellese”) che mando a “la Nuova Ferrara”.

Vengo segnalato, premiato e in una memorabile serata, a Palazzo Crema, due attori locali, che ama particolarmente “Beppe” Faggioli e Alberto Belli, leggono davanti ad una platea colta e particolarmente attenta, il mio racconto.

Da allora, ho cominciato ad iscrivermi e mandare racconti, poesie serie e “zirudèle”, un po’ ovunque, anche in giro per l’Italia.”

Una parte dei più di sessanta riconoscimenti: dalla vittoria ai vari piazzamenti.


È uno dei sei realizzatori del Vocabolario del Dialetto Ferararese.
Ha pubblicato un libro di poesie , racconti e disegni a tema l’amore: “San
Valentino a Ferrara”. Con disegni della bravissima pittrice ex insegnante al
“Dosso Dossi”: Alessandra Rizzo.
Miei testi di racconti, poesie e “zirudèle”, sono pubblicati in numerosi volumi qui a Ferrara.

Incontra Floriana Guidetti, in una dei quelle occasioni. Si tratta d’una
professoressa, scrittrice, attrice, grandissima esperta ed appassionata di
dialetto ferrarese.
Floriana è direttrice di una compagnia dialettale “I Ragazìt da na volta”, che sta mettendo in scena una commedia che ha scritto: “La sgnóra Mercèdes”. Lo convince, non si sa come, ad interpretare un parte importante nel suo lavoro. Maurizio era tanto timido da non riuscire a parlare nemmeno in riunioni di condominio.

I Ragazìt da na volta


Rappresentavano prevalentemente scenette comiche, tratte dall’Avanspettacolo e Cabaret e qualche atto unico. Ad esempio, ha scritto e
portato in scena: “La Nena”, nel Concorso teatrale Bacchelli di Ro Ferrarese,(il paese di Vittorio Sgarbi. Al padre donò un copione della commedia, in quanto trattava da un personaggio che lui aveva conosciuto).

Abbiamo recitato in due spettacoli teatrali, portati in giro in Città, Provincia e nel vicino Veneto: “Dialèt, trùf e canzón” e “Trufadór adès a rìd mì”.

Avevamo appena terminato di girare sei episodi filmati, riguardanti truffe nei confronti degli anziani.

Speravamo di portarli in giro per i Centri Sociali, ma il Coronavirus, ci ha bloccati.

POESIA VINCITRICE:

UNA SÌRA… UN ‘AMÌGH
Un piànt- scunì
dur cmè la not,
dur cmè al tò adìo…
Pian al gneva zó
dal miè guanc veci,
ch’ an sintiva lagram
da sémpar,
o…da putin;
ad là dl’arcord dal temp,
ad là dal dsmantgàras dì àn,
ad là dlà memoria.
Cón preputènza impariosi,
gl’arturnava;
par sgnàr slà fàza un stràzi,
par ti, che nà sira…
Dò picul góz ,
dù mesàǵ ad triséza
gnudi fòra dal cuor;
par sdraiaràs piàn slà tèra
indov t’at pósi… amigh!

UNA SERA, UN AMICO
Un pianto greve
duro come la notte,
duro come il tuo addio…
Piano scendeva
dalle mie gote vecchie,
che non percepivano lacrime …

da sempre,
o… da bambino;
oltre il ricordo del tempo,
oltre l’oblio degli anni,
oltre la memoria.
Prepotentemente imperiose,

tornavano;

per segnare sul viso uno strazio,
per te, che una sera…
Due piccole gocce
due messaggi di tristezza
uscite dal cuore ,
per adagiarsi sulla terra
ove riposi…amico!

Maurizio Musacchi con Ornella Vanoni (carrista)