Una giornata soleggiata nel grigiore tipico alle porte dell’inverno come un punto nero su un foglio bianco, quasi a dover dire che oggi doveva essere un buon giorno.

Puntali alle 2.45 ci rechiamo ai “Tre campi” in via Canapa  dove si allena la squadra di calcio femminile, New Team che entra a far parte della serie B da quest’anno ed è una delle tante  realtà Ferraresi underground che sebbene siano importanti non sono mai considerate abbastanza.

Spinti dalla curiosità di capire come mai una squadra ferrarese fosse in B e pochi lo sapessero, abbiamo deciso di portare alla luce un mondo un po’ sommerso che spesso viene oscurato solo perché poco comune.

Il clima che ci attende è colloquiale e disteso, tutti si chiamano per nome e tutti ci sorridono gentili quasi a dire che siamo noi a fare un favore a loro e non il contrario (cosa che di certo non accadrebbe nella medesima categoria maschile).

Una squadra super giovane, a tratti timida e introversa, con un atteggiamento completamente diverso da quello in campo dove,invece tirano fuori la grinta e il carattere. Chiediamo chi vorrebbe partecipare spontaneamente all’intervista. Le ragazze che si fanno avanti sono tre, il capitano Viviana Ansaloni 20anni, Giada Gilli 16 anni e Martina Fiore, 23.

Che ruolo avete nella squadra e da quanti anni giocate a calcio?

Giada: Io sono terzino. Ho iniziato a giocare da molto piccola, tuttavia come ogni bambina i miei genitori hanno deciso di farmi fare un anno di danza classica a sei anni, poi l’ho abbandonata definitivamente per giocare a calcio. Ho esordito all’età di sette anni in una squadra maschile e faccio parte della New Team da tre.

Viviana: Sono attaccante ma all’occorrenza sono il jolly della squadra, se serve faccio anche il portiere(ride).

Io gioco a calcio da 13anni,  ho cambiato squadra ma mai l’allenatore, qualsiasi squadra allenasse l’ho seguito maschile o femminile che fosse e faccio parte della  New Team da quando è stata fondata.

 

Martina: Io sono centrocampista, ormai sono 10 anni che gioco e la passione non è cambiata. Ho  iniziato giocando a Pordenone in una squadra maschile e ora frequentando l’università di Scienze Motorie a Ferrara, gioco nella New Team.

Tutte voi avete iniziato giocando in una squadra maschile, è meglio o peggio giocare con i maschi?

Martina: Senz’altro è meglio. Giocare con i maschi è molto più stimolante perché è più alta la competizione, per farti valere deve fare il doppio di quando giochi con le femmine. Il calcio è pieno di pregiudizi, si parte dal presupposto che una donna non possa e non sappia giocare quindi bisogna dare il massimo per essere considerate “forti”. Il problema è che un maschio scarso può anche giocare, una femmina deve essere per forza brava altrimenti non gioca.

Quali sono le grandi differenze con il calcio di serie B maschile?

Giada: Noi non siamo pagate per giocare, siamo qui solo grazie alla passione che abbiamo per questo sport.

Viviana: Senz’altro è amore e tanta, tanta passione che ci spinge a dedicarci a questo sport e non a qualcos’altro, proprio perché non siamo finanziate da nessuno, per esserlo bisognerebbe giocare in Serie A, dove comunque gli stipendi non sono paragonabili a quelli del maschile, oppure giocare all’estero dove il calcio femminile è preso molto più in considerazione.

Si pensa che una donna per giocare a calcio deve essere per forza mascolina. Il tema dell’omosessualità nel calcio femminile è forte, voi cosa dite a riguardo?

Viviana: L’omosessualità esiste nel calcio, punto, sia in quello maschile che in quello femminile, non ci sono grandi differenze.

Giada: In questo sport l’omosessualità è un pregiudizio, cosi come l’anoressia nella danza classica.

Parliamo della squadra, voi siete in B da quest’anno, come vedete il campionato?

Viviana: Difficile. Non solo quando si tratta di giocare fuori casa.. (la squadra è reduce da una serie di sconfitte avvenute su campi ospiti n.d.r). Non abbiamo un “nostro” campo, ci alleniamo a Ferrara e giochiamo alla Reno Centese.

Martina: Non solo. Abbiamo dei problemi a fare squadra, ci sono ragazze bravissime ma che fanno fatica a giocare di gruppo.

Voi avete appena iniziato il campionato in seconda serie, vincendo il campionato l’anno scorso con 15 punti di scarto. Quali sono le grandi differenze nel giocare nel passaggio di categoria?

Martina: Sicuramente fisiche. Per giocare in B devi avere il fisico anche solo per stare in piedi. Io per prima non ho mai dato uno spintone adesso per non cadere, li devo dare.

Giada: Senz’altro i movimenti, sono tutte molto forti e la loro esperienza fa la differenza.

Viviana:  Inoltre, le altre squadre riescono a stare concentrate per 90minuti, noi ancora siamo in fase di rodaggio.

Arrivate a questo punto, perché secondo voi si dovrebbe venire a vedere una vostra partita la domenica pomeriggio?

Viviana: Perché nel calcio femminile non ci sono bugie, non ci sono sotterfugi è pura passione. Le partite sono vere e sincere si vince solo se si è più forti dell’altra squadra.

 

Dopo mezz’ora di interviste le lasciamo al loro allenamento, da vere professioniste non si perdono in chiacchere e vanno a fare il loro dovere.

La mia personale impressione è che qui siamo a contatto con delle professioniste che sono costrette a giocare per amore, invece che per lavoro. Abbiamo la fortuna di avere una squadra in serie B e pochi ne sono a conoscenza, screditiamo l’eccellenza per la tradizione.

So per certa che risulta difficile cambiare il punto di vista ma magari questa domenica, invece di vedere la solita partita andate a vedere la New Team…in fondo, esistono anche loro e sono pure brave.

 

di Lisa Cappelli e Andrea Vincenzi