Un uomo che vive da solo è un uomo solo, una donna che vive da sola è anche lei una persona sola.

Bello o brutto che sia non vi è alternativa a questa realtà, le denominazioni italiane più o meno tristi di questa condizione si sono susseguite nel tempo senza addolcire o lenire il senso, appunto, di solitudine.

A fine anni 80, nel pieno dell edonismo reganiano che ha caratterizzato quella decade di falso splendore sbucò un termine inglese a tentare di magnificare quella situazione di stallo che si crea nella vita delle persone fra un esperienza sentimentale e l altra, nacque così la categoria dei single che bene o male è oggigiorno la categoria più numerosa dell Italia attuale.

Eroina moderna di questa categoria si può considerare Bridget Jones una giovane inglese nata dalla penna di Helen Fielding una scrittrice inglese di medio valore che sulle colonne del Telegraph pubblicava, sotto forma di diario, le avventure di una ragazza alle prese con fidanzati saltuari ed incontri sentimentali all insegna di una catastroficitá talmente eccessiva da risultare comica. Dato il successo riscosso presso il pubblico, i testi furono poi riorganizzati in un vero e proprio romanzo Il diario di Bridget Jones e il libro divenne rapidamente un successo mondiale tradotto in numerose lingue vendutissimo, oltre 10 milioni di copie, anche fuori dal Regno Unito.

Il romanzo, appunto, è in forma di diario e racconta la vita di Bridget Jones, una donna single di poco più di trent’anni che vive e lavora a Londra circondata da un gruppo di amici che le fanno da famiglia. Attraverso il personaggio di Bridget vengono tratteggiate con ironia le manie e le stranezze della vita della capitale inglese. Bridget , ossessionata dal proprio peso e dalle proprie abitudini malsane in fatto di alimentazione, oppressa dalla madre che le propone sempre nuovi potenziali fidanzati e dalla spada di Damocle incombente delletichetta di zitella, si muove nella propria vita sentimentale in modo piuttosto goffo coni frequenti complicazioni su cui la Fielding costruisce buona parte della comicità della storia. Spumeggiante e fantasioso, a modo suo romantico, è un divertentissimo spaccato della vita da single di una giovane donna nella frenetica società attuale. Non annoia mai con una lettura spassosa, scorrevole e rilassante. Si tratta di un “diario”, per l’appunto, ed è ovvio che sia una sequenza di eventi e non un romanzo che prevede lo svolgersi di una trama definita. Una lettura “leggera” ma non banale come invece i suoi detrattori sostengono da sempre. Non parliamo di un capolavoro della letteratura ma di un libro alla portata di tutti e che proprio di questa caratteristica fa la sua forza. Anche gli uomini non possono non sorridere a vedere come viene dipinta la figura maschile del 20º secolo.

Visto il successo planetaria non poteva mancare la versione cinematografica che si è sviluppata in due film, più un terzo in uscita proprio in questi giorni. Diretto da Sharon Maguire con soggetto della stessa Helen Fielding presenta un cast quasi stellare, da Collin Firth a Hugh Grant con protagonista una Renée Zellweger praticamente perfetta nei panni dell eroina londinese. A a mio avviso Il successo del film è dipeso principalmente dall’interpretazione dell’attrice scelta e dalla sua capacità di far identificare le donne con il personaggio. L’elemento chiave era trovare una Bridget che doveva dare l’impressione di essere una persona che, si crede ancora nelle favole ma, contemporaneamente, aveva un carattere impulsivo e forte al tempo stesso. Il film risulta così, caso rarissimo, molto superiore al libro nei suoi aspetti più comici e grotteschi. In fondo è un diario delle disavventure di una single coatta, nevrotica e frustrata, alle prese con rapporto compulsivo con sigarette, alcool e cibo. Quasi impossibile per una donna d oggi non riconoscersi in Bridget, ritratto dolce amaro dell’attuale generazione di trenta-quarantenni instabili e insoddisfatte.

Questo libro lo regalai anni addietro ad una ragazza che, al tempo trentenne scalava l Everest di una vita sentimentale finalmente appagante, come ricordo di un periodo passato ma comunque felicemente superato. Qualche giorno fa l ho rivista e mi ha detto di essere felicemente single , alla fine quel termine che non è un nome è stata la salvezza di una intera generazione…