Libreria IBS, Ferrara, Piazza Trento e Trieste ore 14.00, domenica 10 novembre, cielo nuvoloso che minaccia pioggia.

Sembrerebbe una noiosa domenica autunnale come tante e invece davanti alla libreria IBS (a mio personale avviso uno degli edifici più belli e stimolanti di tutta la nostra città), una piccola folla inizia a formarsi aspettando l’apertura prevista per le 15.30. Con il trascorrere dei minuti, sempre più gente si piazza a fare la coda davanti all’entrata e questo è un chiaro sintomo che non è una noiosa domenica autunnale come tante. Oggi infatti, per le 17.00, è previsto l’arrivo di Fabio Volo, il celebre scrittore, conduttore radiofonico, attore, showman e chi più ne ha più ne metta che tanto fa un po’ di tutto, in tour per promuovere il suo ultimo lavoro “La strada verso casa”, edito da Mondadori, uscito nelle librerie il 22 ottobre scorso e che in una settimana ha venduto oltre 30mila copie.

All’inizio la percentuale femminile copre quasi la totalità del pubblico e i pochi uomini presenti mostrano un volto piuttosto sofferente e la faccia di chi pensa “mi sto perdendo la partita del Milan” o “speriamo che almeno finisca prima che inizi Juventus-Napoli”. Illusi.

Finalmente la libreria apre e la folla può, velocemente ma molto ordinatamente, incamminarsi verso il secondo piano e prendere posto nella sala S. Crispino, talmente bella che successivamente riceverà i complimenti dallo stesso Fabio Volo. Ormai ci sono oltre 300 persone in attesa, sempre a stragrande maggioranza femminile ovviamente, ma adesso formano uno spaccato molto più eterogeneo rispetto a prima.

Fabio_Volo_Ferrara

Sono le 16.20 e, con quasi un’ora d’anticipo, fa la sua comparsa, con maglietta e camicia in jeans e senza pompe magne o fronzoli, il protagonista della giornata, l’autore di sette libri che hanno venduto oltre 5 milioni di copie, insignito nel 2010 del “Premio Letterario la Tore isola d’Elba” (già consegnato a gente come Stella, Faletti e Camilleri), l’attore cinematografico candidato a un David di Donatello, la voce del Kung-Fu Panda più forzuto e coccoloso del mondo animato, il conduttore radiofonico partito da Radio Capital (nel 1996 quando era di Cecchetto) e arrivato anche in televisione con i suoi programmi su Mtv: Italo-Spagnolo, Italo-Francese, Italo-Americano homeless edition, conduttore del “volo del mattino”  su Radio Deejay e de “Il volo in diretta” su Rai Tre (e il resto aggiungetelo voi che qua la lista è infinita e io non ho più voglia di fare l’elenco della spesa), da Calcinate in provincia di Brescia, classe 1971 (ormai è un ometto), diploma di terza media ma lettore assiduo ed evidentemente auto didatta, peso non pervenuto ma a occhio e croce sui settanta e qualcosa chili: Fabio Bonetti in arte Fabio Volo!

A celebrare il suo arrivo suona l’allarme anti incendio con conseguente blocco dei microfoni (è un autore scomodo, sicuramente qualcuno non vuole farlo parlare) ma lui, da bresciano doc che non perde tempo, inizia subito a firmare autografi e a concedere battute ai fan che hanno riempito la sala oltre ogni previsione. Passa un’ora immerso nella folla fino a quando tutto non viene riportato alla normalità e inizia il suo show.

Si perché è proprio di show che si tratta: ride e fa ridere, si diverte e diverte e appare visibilmente soddisfatto dell’affluenza del pubblico (fuori dalla sala molti altri fan lo aspettano). È ironico, dalla battuta facile e si racconta senza censure. Parla poco del libro, si limita a illustrare la trama e si sofferma sull’ambiente che circonda il racconta e sugli intrecci affettivi e, anche in quei pochi minuti di spot, ride su se stesso e prende in giro il suo lavoro.

“La strada verso casa” racconta di una famiglia non invitata alla “festa degli anni Ottanta”. L’autore descrive proprio così il periodo preso in esame. Parla di una nuova generazione, di un mondo dove tutto è possibile, un mondo libero e che offre libertà, dei soldi che possono comprare tutto, anche la felicità, dell’esplosione del culto del corpo, le palestre, Vasco che canta “non abbiamo più santi né eroi” e la televisione che intrattiene e diverte. In tutto questo contesto vive questa famiglia in un mondo a parte: la madre viene a mancare e con lei l’unico elemento in grado di far fluire i sentimenti fra i tre membri maschili rimasti, il padre e i due fratelli.

Proprio i due fratelli, Marco e Andrea, sono i principali protagonisti del romanzo. L’autore spiega di averli costruiti seguendo i passaggi di Kierkegaard (che di certo non si studia in terza media) e in special modo quello estetico e quello etico.  Il modello estetico rappresenta Marco, il fratello più giovane, e indica la non scelta, l’essere cioè convinti che il meglio deve ancora venire e a prendere una decisione drastica e definitiva si rischierebbe di perderlo. Vivere insomma una vita all’insegna delle esperienze, del giorno per giorno e del “domani si vedrà” ma arrivare alla fine con un bel pugno di mosche in mano. Viceversa, il modello etico indica il prendere una decisione e portarla avanti anche nell’eventualità che questa risulti essere sbagliata e abbia come meta finale l’infelicità e in questi esempi si trova ben rappresentato Andrea il fratello maggiore. Insomma alla morte della madre la famiglia si sfascia e si ritroverà a vivere sotto lo stesso tetto solo svariati anni dopo, quando il padre avrà bisogno delle cure di entrambi i figli e da lì ciò che era rimasto in sospeso riaffiora e trova una risoluzione.

Poi Fabio Volo scherza sul finale dicendo che “alla fine muoiono tutti, mentre erano in viaggio in macchina non vedono una curva e si schiantano. Infatti il primo titolo che avevo pensato era “Quella maledetta curva” ma poi ho scelto “la strada verso casa” perché comunque stavano tornando a casa. Ah, muore anche l’io narrante alla fine della storia. È una strage.”

E continua alternando battute, saluti ai fan, rispondendo alle domande e diventando serio quando c’è da esserlo. Ironizza sempre sui suoi libri: “Io li scrivo ma non li leggo perché leggo altro”, è consapevole che il suo stile è semplice e quindi può sia piacere che essere bersaglio di critiche ma questo fa parte del gioco. Non si crede un Dante, un Pirandello o un Balzac, crede di essere sé stesso e, anche grazie alla pubblicità che lo circonda, i suoi libri vendono e vendono molto.

Al di là dello scrittore e dello stile che può essere apprezzato o meno, io ho visto un uomo che sa stare a contatto con chi lo segue e questo nel mondo delle “star”, vere o presunte, è già tanto. Una persona normale tra persone normali che parla, si racconta, risponde alle domande e resta fino a quando non ha firmato l’ultimo autografo. Non è certo da tutti, possiamo dirlo.

Fans_fabio_volo_ferraraPer i fan: di lui adesso sappiamo che i libri che gli hanno cambiato la vita sono i suoi “perché si è comprato la casa” ma spiritualmente sono il Paradiso di Dante e la biografia di Michelangelo Buonarroti; i libri che cita nei suoi romanzi sono testi che ha letto e che ha apprezzato molto e lo fa perché trova giusto che da lui si possa arrivare ai grandi autori (anche qui una prova che di certo non si crede un sommo poeta) e la matrice delle esperienze narrate e quasi sempre autobiografica. Adora viaggiare e lo ha sempre fatto, crede che il viaggio sia lo strumento migliore per conoscere sé stessi e costruire la persona che si vuole essere. Dice che viaggiava molto di più quando non aveva soldi e che la necessità di avere denaro per partire sia una delle più grandi balle che si possano sentire. “I soldi servono per andare in vacanza non per viaggiare” afferma.

Per finire, una considerazione va fatta su un evento organizzato su Facebook intitolato “Contestazione Fabio Volo”. Cito testualmente l’evento che dice “domani il re dell’ovvio fabio vile sarà a ferrara quale occasione migliore per insultarlo e far capire che lui non è uno scrittore anzi non ha nulla a che fare con la letteratura.

Bè oltre a ribadire che lui stesso non si assurge a scrittore altissimo e che se non piace ciò che scrive basta non comprare i suoi lavori, c’è poco altro da aggiungere. I contestatori potrebbero dire che la colpa (o il merito) del suo successo è da imputare alla grande campagna pubblicitaria che c’è intorno. E allora? un pubblicitario investe del denaro e deve essere libero di investirlo su chi meglio crede senza doverne rispondere a nessuno. Ci sono state altre campagne pubblicitarie massicce su altri scrittori che non hanno sortito gli effetti sperati (mi viene in mente Melissa P. che oltre al suo famosissimo “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” ha scritto altri tre o quattro libri, tutti accompagnati da enorme risalto mediatico ma che sono rimasti per la maggior parte sugli scaffali delle librerie). Addirittura nell’evento si cercavano slogan da cantare (giustamente gli slogan e i cori sono proprio il simbolo della società colta e raffinata, come ho fatto a non pensarci prima). Fortunatamente di questi premi Nobel mancati non si è vista traccia, probabilmente sono andati a cantare i loro slogan e cori allo stadio.

Non resta che tirare un sospiro di sollievo pensando che i nostri padri costituenti sono stati un pochino più lungimiranti e hanno inserito la libertà di stampa nella Costituzione.

Bravo o pippa che sia io non discuto dello scrittore. Ho presentato il resoconto dell’evento e le mie impressioni. Ai lettori (e al mercato) le altre sentenze!