Una delle tappe obbligate del mercoledì universitario ferrarese è sicuramente l’Ambaradan. Chi non ricorda d’aver imboccato via San Romano senza aver prima preso un “chupito” per poi dirigersi verso il Renfe?

Quante volte abbiamo visto quel muro umano che ci ha costretto a preferire altre vie per raggiungere la nostra destinazione?

Tutta colpa di Enrico Valeriani e Tania Taccoli, titolari di quel laboratorio alchemico che ogni giorno elabora ricette di centinaia di “shot”. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per capire quanto e se son cambiate le abitudini del giovane accademico.

Innanzitutto un po’ di te. Cosa facevi prima di iniziare a gestire questo bar?

Ero responsabile in un villaggio chiamato camping Village Thaiti di Lido delle Nazioni, facevo un po’ di tutto dal grafico, pubblicità sui cartacei mentre d’estate ero sul campo. Ho sempre lavorato nella comunicazione, particolarmente apprezzato era il mio contatto con il pubblico.

La mia socia invece è sempre stata del settore, responsabile in gelaterie, sale slot e bar. Essendo della Romagna ha quasi sempre lavorato sulla bellissima costa Romagnola da cui ne ha attinto sicuramente il carattere.

Quando hai pensato che era tempo di cambiare?

Quando ho incontrato la mia attuale socia. Volevamo un’attività tutta per noi, abbiamo iniziato quindi a vedere diverse attività del centro e ad un tratto, siamo venuti a conoscenza dell’Ambaradan, luogo frequentato prevalentemente da universitari e che era partito abbastanza bene con i ragazzi precedenti. Poi noi lo abbiamo rivoltato, gli abbiamo dato un’impostazione più da bar. Infatti adesso abbiamo due tipi di clientela: universitari e professionisti che lavorano in centro. Ovviamente lo frequentano ad orari diversi.

Scusa Enrico, non pensar male, ma più ti guardo e più mi ricordi qualcosa di Rocco Siffredi.

Ma sai che qualcuno me lo dice sul serio?

Scusami ancora per questa stupida affermazione, è solo che probabilmente ho visto troppi suoi film e il tuo sorriso me lo ricorda. Ascolta, ma possibile che 1 chupito con alcol buono possa costare solo 1€?

Si, se lavori di quantità. Certo, potrei metterci dentro alcol dei discount, qualcuno lo fa, ma qui i ragazzi se ne accorgono. Soprattutto se si tratta di rum. Sono però costretto a tenere i prezzi bassi perché specialmente gli studenti hanno i soldi contati. Una volta ho aggiunto 0,50€ al prezzo di un cocktail, lo hanno provato ancora qualche giorno e successivamente hanno preferito cambiare.

Adesso arriviamo alle dolenti note. Ma questo mercoledì universitario, come lo vedi rispetto agli altri anni? Lo chiedo a te perché l’hai vissuto ancor prima di me sia da studente che da imprenditore.

Indubbiamente è calato tanto, in Piazza. Una volta davanti al Duomo non ci si stava. Dopo l’inizio dei lavori con il montaggio delle impalcature, abbiamo notato tutti un tracollo esagerato. Il mercoledì universitario possiamo dire che non esiste più, anche perché una volta non c’erano lezioni il giovedì. Il problema adesso è che non c’è più una regola, si arriva a guadagnare di più anche un banale giovedì. La vera ressa si è spostata tutta in Carlo Mayr perché manca un ritrovo fisso in centro. Facevano il casino sul sagrato, è vero, ma rendevano viva la città.

Quindi in definitiva le persone ci sono, ma sono diluite lungo l’arco della settimana?

Esattamente, ad eccezione di eventi come Internazionale e Buskers. Ovviamente lì troviamo una grossa concentrazione tutta in un solo colpo.

Mi hai citato questi due grandi eventi, fiore all’occhiello della nostra città. Da imprenditore, hai notato un calo? Hai visto un numero di turisti maggiore o minore?

Credo che il Comune stia lavorando bene, quest’estate però ho visto meno turisti rispetto all’anno scorso. Complice sicuramente il grande caldo. Per quanto riguarda l’Internazionale pensa che c’è un incasso pari a quello del mese di Natale. Ci sono momenti molto silenziosi alternati a momenti di grande affluenza a causa del termine delle varie conferenze sparse in città.

Ci deve essere però qualcosa che del Comune non ti piace. Non può essere tutto bello.

Beh al Comune rimprovero sicuramente la pubblicità del centro storico e la concomitanza di troppi eventi nelle stesse date. Il pubblico è frammentato per i vari eventi in programmazione e nessuno guadagna come dovrebbe.

Altro problema. Ultimamente stiamo leggendo molte proteste per la presunta presenza massiccia di coloro che vengono chiamati con un neologismo “spaccini”. Come ti poni al riguardo? E’ davvero un problema come si dice?

Problema sempre esistito, adesso li distingui un po’ di più perché la maggior parte ha un colore della pelle opposto al nostro.

Altro caso di cui si parla tanto è quello relativo ai minorenni. Ne vedi tanti in giro?

Ecco, questo è un bel problema. Abbiamo molti minorenni che cercano di ubriacarsi al bar o in mini-market aperti fino a tardi. Ogni settimana perdo centinaia di clienti perché chiedo  il documento per controllare l’età. A volte però ti fregano, un amico maggiorenne prende il cocktail e poi si ritrovano nella piazzetta qui sul retro a consumarlo insieme a minorenni. Tante volte li ho seguiti, anche quando c’era parecchia ressa proprio per capire il meccanismo. Il problema è che non posso farlo sempre.

Alcuni titolari di bar che abbiamo ascoltato si sono lamentati dei bar Pakistani.

SI, una volta. Però adesso prendo anche io alcuni prodotti che non avevo e li vendo anche a meno, giusto per strappare qualche cliente. Ecco guarda, ti faccio vedere un po’ di birra low-cost che adesso va di moda.

Io non sono un gran bevitore. Potrei dirti con onestà che se tutti fossero con me i bar sarebbero chiusi da un pezzo. Però mi incuriosisce questo “chupito”. Quali sono quelli che vendi di più?

Beh una volta qui c’erano 30 tipi diversi. Ora, grazie anche alle dritte delle varie associazioni nazionali baristi che seguo, ne abbiamo creati 110 in più. I più bevuti sono sicuramente il Bananito, Jungle, Kamikaze e il famigerato Rovina famiglie al cui interno non può che esserci del “latte di suocera”. Adesso però ho alcuni chupiti nuovi che non voglio far conoscere in giro perché la ricetta deve restare segreta. Non vorrei che vadano altrove a farselo fare. Per questo motivo ho partorito il “Cazz Toh” con ingredienti a sorpresa.

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