A cura di Michele Lecci, 15 Dicembre 2015

 

E’ sicuramente l’ennesimo post sull’albero. Un argomento sviscerato fino a raggiungere le vitree radici di questo simbolo/non simbolo del Natale ferrarese. Non nego d’aver quel senso di nausea anche io, ma volevo raccontarvi il dietro le quinte di quell’intervista fatta a persone a caso un giorno prima dell’accensione.

Era un giorno triste, come tanti. Nebbia fitta, cappotti lunghi invernali, cappelli che coprivano il volto di chiunque, pochi sorrisi ma tante critiche. Ci eravamo appostati lì, ai piedi dell’opera d’arte mobile del maestro “indiscusso” Simone Cenedese io, quel bel lampione di Matteo Rubbini meglio conosciuto in questo periodo come “Il Cavaliere mascherato dall’orecchio oblungo” e il Diavolo, misterioso umanoide dalle origini ignote che vigila su di noi e plasma le nostri menti. Un grigio.

Le nostre figure potevano ricordare quelle dei finti ex detenuti alla disperata ricerca di passanti sprovveduti ai quali appioppare cartoline di Natale dietro “modiche” cifre di denaro. Ma ad un tratto, mentre eravamo alla ricerca di qualche anima un po’ più propensa ad esprimere il proprio pensiero davanti ad una Go Pro, giunse il momento propizio. Un uomo bardato con i colori di un’ara caraibica, nominato dagli “umarells” Sacro Custode dell’Albero, voleva dire la sua. Richiesta accolta con entusiasmo.

Si apriva così un discorso infinito. Aveva voglia di raccontarci la sua opinione e così si passa dal paragonare lo scheletro della struttura ad un “cestello della lavatrice” all’inspiegabile volo pindarico sul discorso Carife, alla Puglia e alle sue burrate, all’arte povera, al suo mobilio di casa e per finire alla lapide della moglie defunta otto mesi fa. Non ci stavo più dietro, iniziavo a perdere punti concentrazione così decisi di allontanarmi tagliando il discorso improvvisamente.

Iniziava quindi la rincorsa in stile trasmissione “Colpo di Fulmine” degli anni ’90, alla ricerca di personaggi tipici da intervistare. Ma l’impresa non era delle più semplici. Su internet tutti leoni da tastiera pronti a versare il sangue pur di dire che l’albero era uno schifo,  davanti ad una telecamera, invece coda fra le gambe e fuggi fuggi generale. Quindi decisi di avvicinarmi con fare sospetto, telecamera semi-nascosta e riprese alla vigliacca pur qualificandomi e chiedendo loro se avessero voluto rispondere a quella fatidica domanda: “Scusa, ma ti piace l’albero?”.

Dopo una decina di interviste fatte a giovani ed anzianotti, il quadro delineato era il seguente:

Ai giovani fa schifo. Agli anzianotti piace una follia. C’era chi addirittura “se fosse stato ricco l’avrebbe comprato e messo nel suo giardino di casa”.

“Forse perchè vedono qualcosa che ricordi le giostre, svago dei loro tempi passati” diceva qualcuno. O “Forse perchè c’era qualcosa che interrompeva la loro vita monotona” si esprimeva qualcun’altro.

Anziani contro giovani: si profilava un dibattito acceso tra i due schieramenti. Gli anziani lamentavano una “crisi dei valori nei giovani d’oggi” giudicando i ragazzi come “quelli che perdono il tempo a lamentarsi senza costruire nulla di nuovo”.

Successivamente il momento di massima espressione di appartenenza al codice ferrarese. Mi avvicinavo ad un signore chiedendo di fargli la solita domanda. Dopo avermi confermato la sua disponibilità seguiva il solito discorso. Ringraziavo per la disponibilità e mi allontanavo alla ricerca della mia nuova vittima, quando ad un tratto mi raggiungeva il tipico intellettualoide sinistro bassino con coppolina alternativa a quadrettoni verde bottiglia e color castagna, cappotto stile ribellione bolscevica e un breviario di cucina sovietica tra le mani. Insomma un omino molto triste.

Seguiva quindi questa conversazione:

“Quello che ha intervistato è mio padre”

“Bene, mi fa piacere. Brav’uomo”

“Adesso mi fa firmare la liberatoria?” alzando quindi i toni.

“Perchè? Suo padre non è capace di intendere e di volere? E’ il suo tutore legale?”

“No, ma io ti querelo. Perchè questo modo di estorcere informazioni è fuori dal codice deontologico”

Estorcere informazioni, non ho mica chiesto se ha a che fare con gli attacchi di Parigi o ha in mente di arruolarsi come foreign fighters,  pensavo fra me e me.

“Ho semplicemente chiesto cosa ne pensasse dell’albero dopo avergli chiesto il permesso”.

“Mi dia il suo nome e cognome, indirizzo e testata così la querelo”.

La testata gliel’avrei voluta dare tra il suo piccolo cranio e quella barbetta rossiccia irlandese, anche se probabilmente quella coppolina avrebbe ammortizzato il colpo procurandogli un lieve trauma cranico.

Trattando il padre come un perfetto idiota, continuava a blaterare di cose su cose inscenando un piccolo comizio. Non avevo voglia di litigare quindi gli regalavo le mie generalità rassicurandogli che non avrei inserito la parte del padre.

“Tanto la querelo lo stesso”

“La ringrazio, buona serata e buon Natale”.

Ed in quel momento ho immaginato quei poveri amici della Delphi International investiti del pesane fardello di organizzare il Natale e il Capodanno a Ferrara. Improvvisamente avevano tutta la mia stima e solidarietà. L’albero mi piaceva sempre di più, gli sponsor sotto l’albero anche, il contrasto luminarie calde con luminarie fredde in duomo divenivano sempre più belle.

Se io, avevo incontrato durante un semplice video, un’idiota del genere pronto alla guerra, pronto ad ostacolare una innocente iniziativa, figuriamoci quanti ne incontrano loro organizzando tutto l’ambaradan.

Ragazzi…ma quanto è difficile far qualcosa a Ferrara!