pandaneonblu_truzzi_tamarriùQuando pensiamo agli Eiffel 65 istintivamente iniziamo a canticchiare “ambludabadeedabedaadabedidabeia…“… non possiamo farne a meno. Ricordare questo nome è come ripercorrere il nostro passato, i nostri anni d’oro, gli anni dove il commerciale non significava essere “truzzi” o “grezzi” come si dice dalle mie parti. Probabilmente alcuni lo pensavano, tipo i metallari che si sentivano fighi con i loro rullanti e la loro voce da urlante o ruttolante. Io personalmente ricordo quei momenti di grezzaggine allo stato puro come qualcosa di bello e divertente, era infatti molto facile indossare un pantalone metalizzato, una canottiera AngelDevil con varie scritte, bomberini da spacciatore, occhiali da sole anche di notte, catene sul petto e creste ingelatinate. Mia madre non sopportava questo stile, infatti, ero sempre costretto a preparare lo scantinato con tutta la roba da combattimento …andare in camicia e pantalone in discoteca era da abbonati a “Famiglia Cristiana”, insomma un disonore per la crew discotecara. In pratica scendevo le scale da sfigato  con quel capello che piaceva tanto alle nonne, riga di lato e brillantina Linetti, camicia della prima comunione e pantalone del battesimo di qualche cugino e, successivamente nel portone, mi trasformavo in un vero e proprio Cheyenne da battaglia con arco, ascia e frecce, pronto ad entrare in qualsiasi auto con neon blu e impianto ultra violento.

gigi_d'ag_ferrara_I nostri miti dell’epoca erano ben diversi dagli attuali ed erano soprattutto italiani. Uno scontro tra David Guetta e Gigi D’Agostino sarebbe finito con l’indecorosa disfatta del dj francese oggi più acclamato al mondo…l’arrivo di Gigi D’AG in consolle era paragonabile all’arrivo del Papa al leggìo di Piazza San Pietro. Questo genere di miti come Marvin, Prezioso, Molella, Provenzano, Datura, Eiffel ’65 erano vere e proprie star che non si limitavano a girare le discoteche, ma nel più dei casi erano addirittura presenti in trasmissioni televisive. Vi ricordate l’arrivo tanto criticato dalla giuria “di qualità” degli Eiffel ’65 al Festival di Sanremo? Ma come, una consolle nel prestigioso festival della canzone italiana? Potete quindi immaginare che livello aveva raggiunto la dance in quei tempi. 

La canzoncina “Blue” del magico trio Gabry Ponte, Maury e Jeffrey che ancora canticchiamoè stata riprodotta in tutto il mondo raggiungendo addirittura la vetta delle classifiche mondiali! Non male per un gruppo che già quando arrivò al Festival di Sanremo con il singolo “Quelli che non hanno età” aveva già venduto oltre 15 milioni di dischi in tutto il globo. Successivamente Gabry Ponte decise di staccarsi dal gruppo per diverse visioni musicali in un panorama internazionale che stava cambiando, lasciando gli altri due in un nuovo progetto che andò fino a circa  due anni fa sotto il nome di Bloom 06. Il 17 giugno 2010, Maury e Jeffrey hanno pubblicato un comunicato ufficiale sul blog dei Bloom 06 dove annunciano che gli Eiffel 65, anche con Gabry Ponte, si riuniranno ed inizieranno a lavorare a un quarto album ed a un successivo tour. Ciò che ha fatto riflettere i Bloom 06 a fare un passo indietro è stato l’interesse da parte di alcuni artisti americani di riprendere alcuni frammenti delle loro canzoni per le loro nuove produzioni, una su tutte quella del rapper Flo Rida che aveva chiesto al duo il ritornello di “Blue” per il suo singolo “Sugar”, singolo di lancio di un attesissimo album da classifiche mondiali.

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Dal 2010 gli Eiffel 65 stavano lavorando alla produzione del loro quarto album di studio. Il genere dominante di questa e delle successive produzioni non sarà più l’Europop, ma un genere più vicino a quello dell’attuale musica commerciale. Successivamente il trio dopo aver provato per un anno a produrre qualcosa di marchiato Eiffel, per disaccordi fra di loro nonché per gusti musicali diversi, decidono di mettere il progetto in stand-by per quanto riguarda l’uscita di nuovi inediti e di un eventuale album. Nel frattempo continua il “New Planet tour” che porta in giro per l’Italia e per il mondo la nota band torinese.

Ma come sappiamo le tendenze cambiano in fretta, quindi anche quell’epoca come tante altre precedenti, sono passate di moda e sempre meno gente ha continuato su quel filone. Molti si sono adeguati ai nuovi miti o a generi musicali provenienti d’oltralpe come dalla vicina Germania, altri invece hanno scelto di non uniformarsi e di seguire la filosofia dance in tutte le Dance War sparse per la penisola. Il Donky di Galliera è una di queste oasi felici, dove si possono ancora incontrare i miti degli anni 90 e inizi 2000.

Personalmente stato diverse volte ospite degli amici del Donky Revolution durante le loro serate dance, e ho notato una differenza lampante fra questo genere di serate e le classiche house/techno/deep e commerciali che troviamo in giro: tutti conoscono e cantano a squarciagola le canzoni dei tempi andati, c’è chi addirittura piange, c’è chi rimembra storie estive nate sotto le loro note, ma soprattutto tutti e dico tutti, sorridono guardando la guest con le braccia alzate. L’alcol, tra l’altro, non scorre a fiumi, non ci sono ragazzi che si isolano, non ci sono risse e ci si sente parte tutti della stessa famiglia. Io venerdì 6 dicembre sarò di nuovo nell’accogliente struttura del Don Chisciotte a cercare di intervistare Mauri e Jeffrey, purtroppo senza la presenza di Gabry Ponte che sicuramente, come in altre occasioni, tornerà al Donky da solista.

Un abbraccio come sempre a Eugenio della Maninalto Records e all’inconfondibile Cammello.