di Giorgia Pizzirani

Metafisica e futurismo, naturalisti e macchiaioli, divisionismo e neorealismo, scuola emiliano-romagnola e vedutismo veneziano di ferraresi per nascita o per adozione: dal 5 al 23 dicembre 2015 sono stati loro i soggetti della esposizione curata da Arianna Fornasari a Palazzo della Racchetta di via Vaspergolo, patrocinata dal Comune di Ferrara, la mostra “Riscopriamo Ferrara – Artisti da fine Ottocento ai giorni nostri” che ospita nomi della cultura artistica che hanno vissuto e attraversato Ferrara negli ultimi due secoli. Promossa dal proprietario e direttore Enrico Ravegnani e dall’antiquario Elio Vitali, proprietario del negozio “Antichità Estense” di via Garibaldi.

Sono in mostra opere provenienti da collezioni private, di eredi o degli stessi autori – spiega la curatrice Fornasari – ed è il risultato di una confluenza di tre idee di base: il nostro intento era quello di realizzare una mostra dei principali scultori ferraresi che desse nel contempo risalto anche ai pittori; e desideravamo recuperare opere del ventennio cui fino a ora non è stata data forse la giusta visibilità. La linea temporale attraversa ‘800 e ‘900 comprendendo così varie correnti artistiche e costituendo un ideale trait d’union tra arte figurativa e scultura, affiancando l’Ottocento e il contemporaneo, Aroldo Bonzagni e Giorgio Cattani, Gaetano Previati e Gianfranco Goberti, Antenore Magri e Michele Rio. Non è completa, né desidera essere esaustiva: ci siamo ripromessi di dare spazio ai molti altri artisti le cui opere non sono qui ricomprese.

Nel salone d’ingresso e al primo piano convivono le opere grafiche e pittoriche, incisioni e oli su tela: si possono ammirare i paesaggi a pelo d’acqua con i barconi di Comacchio di Mario Capuzzo, e la sua interpretazione dell’eccidio del ’43; i profili di Federico Bernagozzi e i ritratti femminili di ispirazione boldiniana di Enzo Baglioni; i paesaggi tetri e chiaroscurati di Carlo Tassi accanto ai placidi campi lunghi di Mimì Quilici Buzzacchi.

La scultura” continua Arianna “merita una menzione speciale: è un’arte tridimensionale che prima di realizzarsi necessita anche dello studio a due dimensioni. Come uno stesso lavoro raccontato due volte, in dimensioni completamente differenti. Possiamo osservarne la magia in Giuseppe Virgili (il suo preferito, n.d.r.), l’artista voghierese cui è dedicata una personale che comprende anche opere di recente scoperta. Accanto a lui, il ferrarese per adozione (nato a Mirandola poi trasferitosi a Mantova) Enzo Nenci, con bronzi e opere di nuova attribuzione, le teste di Annibale Zucchini. Nel salone medievale al piano terra, in cui sono esposte le sculture, sono stati appesi anche i bozzetti preparatori, che insieme a specchi e altri pezzi di arredo provenienti da Antichità Estensi contribuiscono ad arricchire l’allestimento. Un grande merito del lavoro e dello studio sugli artisti del Novecento, da lui valorizzati e approfonditi, va senza dubbio a Lucio Scardino.

Il Palazzo della Racchetta è già stato ospite di prestigiose manifestazioni in ambito ferrarese, e si configura come spazio ideale per manifestazioni di arte e cultura, come il Ferrara Art Festival e ufficio stampa di Internazionale” – racconta Enrico Ravegnani, direttore del posto.

È stato per lungo tempo il centro della vita economica di Ferrara, sede di un antico insediamento urbano. Mio nonno Giuseppe conobbe molti dei pittori che qui vivevano e operavano, tra i quali spesso intercorrevano rapporti di lavoro e di amicizia, di scambio: incisori e pittori, scultori e grafici protagonisti del vastissimo panorama culturale dall’Ottocento per arrivare ad autori contemporanei.”

La mostra ha riscosso anche un successo di pubblico: ha molto colpito l’attenzione l’allestimento e inoltre molti di essi hanno scoperto autori nuovi, soprattutto scultori.

Ferrara è ricca di opere pregiate, che spesso si nascondono sotto ai nostri stessi occhi: pensiamo solo al Narciso  di Fabbri nell’atrio della sede della Camera di Commercio, o al Genio dell’Arte sull’Auditorium cittadino, a cui passiamo accanto ogni giorno. Quasi ci lascia indifferenti, come tante delle cose che abbiamo intorno a noi e alle quali non diamo importanza, e che andrebbero sempre valorizzate e messe ovunque sul piedistallo.