Quando si va ad un concerto che coinvolge chi ha fatto la storia della musica sono tante le motivazioni che hanno spinto a staccare il biglietto: la voglia di rivedere coloro che anni addietro aveva fatto logorare le casse della macchina con quell’album di cui non ci si è ancora stancati, verificare se la pancia è cresciuta anche alle star in maniera proporzionale alla propria, assistere al raccapricciante balletto di cantanti senza voce, caricature di quello che un tempo furono.

Sono tante le ragioni che spingono a tornare ad ascoltare band che commistano il presente al passato, i ricordi che hanno ancora la loro eco e suonano le melodie dell’età di quando tutto era alla boia d’un giuda.

10565219_10154416060205527_5820737569357291703_n

Il tempo delle prima volte c’è anche per le band che possiedono una carriera trentennale, “E’ la prima volta a Ferrara, città su cui ritorneremo”, esordisce un Jim Kerr col suo italiano stentato ed in splendida forma attorniato dalla formazione storica.

Si cautela di ringraziare il pubblico per l’opportunità ottenuta di suonare nella città estense, come un esordiente, come un ragazzo umile che ha ancora tanto da fare, quasi non si ricordasse del successo imperante di album come “The new gold dream” e “Once upon a time”, album che hanno fatto e continuano a far cantare più di due generazioni.

10534717_10154416060625527_2872929702531612177_n

Doveva essere il concerto degli ultraquarantenni, delle memorie, ma quello che si è sviluppato all’interno del cortile del castello estense è stato un live in piena regola senza lasciar spazio ad alcun tipo di acciacco.
Una mescolanza d’età il pubblico presente, viva la parte di astanti giovani che ha trovato spazio accanto a chi ai tempi di “The new gold dream” viveva i propri vent’anni.

Si parte forte, senza alcun cenno ai freni con “Waterfront” ed in quel momento le barriere del tempo si infrangono per un passato che ritorna fremente sul palco davanti al pubblico del sold out, delle cinquemila presenze.
La paura di sentire solo canzoni dell’ultimo repertorio svanisce dopo una delle poche recenti:”Broken glass park”, composizione comunque degna di nota, quello però che si aspetta il pubblico è un revival attuale.

1896989_10154416061120527_6613393945678912398_n

Allora via e ritornano a suonare gli album storici, “The new gold dream”, “Once upon a time” album che forniscono la maggioranza dei pezzi della scaletta di Jim Kerr e compagni.
Una sequenza da mozzare il fiato quando arrivano i pezzoni, uno dietro l’altro, senza lasciar scampo a nessuno, portando la folla a dimenarsi alla maniera dei tempi della new wawe: Mandela Day, Hunter and the Hunted, Promised You a Miracle, Glittering Plaze.

10437462_10154416061875527_9207598949628996231_n

Si scivola dolcemente di canzone in canzone con il frontman che coglie ogni occasione per ringraziare la folla accorsa, un enorme coro di 5000 voci, escludendo l’enorme calca che sostava fuori dai cancelli, quando parte “Don’t you”, brano immortale, sconosciuto a nessuno.

10300646_10154416063225527_8536343521776250022_n

Si arriva così al tempo dei bis, un piccolo concerto nel live stesso, che conclude con la trilogia composta da “Let it All come down”, “Alice and Kicking” e con l’invito finale che manda tutti a casa “Sanctify Yourself”.